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I giri di parole ora non rendono onore al popolo italiano: Berlusconi ha vinto, Veltroni no.
Da questo si deve partire prima di tuffarsi in analisi azzardate. La mia, magari faziosa, magari esagerata perché “di parte”, o forse semplicemente perché a caldo, dice che Berlusconi ha vinto e può finalmente avviarsi verso il Quirinale, Veltroni non poteva oggettivamente fare di più, Bossi cambierà il paese realizzando i suoi sogni, la sinistra è morta, se mai ce ne fosse stata una da vent’anni a questa parte. Da sinistroide mi sento di dover colpevolizzare chi ha scelto di governare con Prodi seduto al fianco di Mastella, chi ha manifestato contro il proprio governo e soprattutto chi, nonostante questi due fattori, non ha mai capito che il vero male della sinistra italiana è la sua frammentarietà che ieri poteva essere attribuita ad un Ulivo figlio della Democrazia Cristiana, ma che oggi coinvolge solo chi disegna falce e martello sulle proprie bandiere: in Parlamento la destra sarà rappresentata (almeno in parte), idem il centro, la sinistra no. Questo è più che sintomatico di un cancro generazionale, nato nel 1996 con la rivoluzione di Rifondazione Comunista e morto, si spera, oggi con la debacle della “sinistra l’arcobaleno” et similia. Permettetemi di colpevolizzare anche chi ha inneggiato all’antipolitica che mettendo un ulteriore punto interrogativo in uno scenario già di suo molto poco chiaro, urlando allo scandalo della “casta”, all’immobilismo delle cariche, ma che si è creato addirittura un proprio simbolo e si è presentato agli elettori, non ha fatto altro che frammentare ulteriormente un elettorato che aveva bisogno di trovare un’identità, non di aggiungere colpe su colpe a leader che DEVONO capire cosa voglia la gente: non crediamo in questo sistema? Bene, che ci si esprima da cittadini democratici, con i mezzi che la democrazia, conquistata col sangue e con i lutti, ci ha regalato, perché altrimenti non si è democratici, ma populisti, anzi propagandistici.
A destra tutto rose e fiori, non mi esprimo. Certo però che un po’ di paura la provo: paura nel vedere la Lega Nord col 26% in Veneto, paura nel vedere Bossi che prima dichiara di imbracciare i fucili contro il potere centrale e che fra un mese avrà nelle sue mani uno, forse due Ministeri. Ho paura perché vedo che la Lega ha vinto anche al sud, ho paura perché con questo risultato storico non potrà non chiedere dazio a Berlusconi in termini di “federalismo” che tradotto in padano significa SECESSIONE. Paura nel vedere un nuovo governo che non si sa di che colore sia: qual è il primo partito della coalizione? Quello nato su un sedile di una berlina lussuosa in quel di Milano a Natale? O quello dei neofascisti che prima si scagliano contro la nascita anomala dei Movimenti delle Libertà, ma che poi sorridono al profumo del velluto rosso delle poltrone romane che sarebbero inevitabilmente arrivate con questa tornata elettorale? Alla fine mi dico che forse il primo partito sarà proprio la Lega, il partito che urla “Roma ladrona” dopo aver festeggiato il voto di un Paese intero.
Certo è che ora è il momento di finirla con le chiacchiere, che si governi un’Italia a crescita zero, che si dia dignità al mondo del precariato e che si combatta la mafia. E se riusciamo a farlo anche con un’opposizione costruttiva e determinata, dimostreremo che non siamo proprio il paese dei mandolini al sole. Io ho votato per questo.
Salvatore Rondinelli
