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lunedì, 30 aprile 2007
DICO

Il dibattito è ormai infuocato. Lo scontro che si è acceso sul tema dei Dico (Diritti dei Conviventi) ha raggiunto l’apice. Tutti i mass media italiani ne parlano, e, inevitabilmente, tutti si schierano. Il ddl Bindi-Pollastrini, approvato dal Consiglio dei Ministri l’8 febbraio scorso ha finalmente aperto uno spiraglio alle persone che, per vari motivi, vivono una situazione affettiva che non segue alla lettera il clichè familiare imposto da secoli dalla nostra società. Il testo, anche se sicuramente necessita di ulteriori emendamenti, concede un barlume di speranza agli omosessuali, ai conviventi per motivi affettivi o assistenziali, che malgrado siano degli onesti cittadini che lavorano e pagano le tasse subiscono una manifesta disparità di trattamento rispetto agli altri. Questa proposta del Governo ha mandato letteralmente in bestia i cattolici e la Chiesa, facendogli sferrare attacchi basati solo su puritanismi e pregiudizi che vengono paventati da una presunta imposizione costituzionale o Divina, secondo i casi. Ma, si sa, i pregiudizi possono essere facilmente messi in discussione. Cominciamo dai politici cattolici e conservatori: si appellano in tutti i modi all’art 29 della costituzione, invocando il ruolo sacro della famiglia nella società, dal punto di vista educativo e formativo della personalità. E questo nessuno osa metterlo in dubbio. Ma purtroppo molti geronti della politica italiana, probabilmente vittime dell’arteriosclerosi, non capiscono che si stà parlando di due cose diverse, di un testo che non vuole assolutamente sminuire il ruolo della famiglia, ma che si limita a garantire quella parità di diritti a prescindere dalle proprie inclinazioni politiche o sessuali garantita dall’ articolo 3 (quindi nei principi fondamentali! Ndr) della nostra Carta Costituzionale.

Parlando ora della Sacra Romana Ecclesia, una delle dichiarazioni più sconvolgenti e rivoltanti è stata sicuramente quella del Sig. Bagnasco, neo presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che ha dichiarato: “l’omosessualità è come la pedofilia e l’incesto”. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Dimentichiamo forse che diritti per noi fondamentali e parte integrante della società come il divorzio e l’aborto non sono ancora accettati dalla Chiesa, che 30 anni fa fece di tutto per opporvisi? Chiesa che ha aspramente criticato chi promuoveva l’uso di profilattici in Africa per tentare di battersi contro le milioni di vittime dell’HIV? Chiesa che predica la carità e la povertà e conduce vite principesche in barba a chi muore di fame e di sete? Chiesa che ha stravolto l’interpretazione del testo Biblico creando discriminazioni secolari che perdurano tuttora? Penso che il parere di una “istituzione” del genere sia poco attendibile.



Ma il problema di fondo è la società italiana. Innanzitutto il ddl sui Dico viene visto solo dal punto di vista del riconoscimento dei diritti agli omosessuali, senza capire che questo viene a colmare delle lacune della legge che non prevede diritti di alcun genere ad esempio per il nipote che assiste la prozia, oppure per due amici che per esigenze economiche vivono insieme da anni come due fratelli.



Come al solito, l’Italia si batte disperatamente per salvare la sua reputazione di “retrograda europea” come definita dai francesi. Negli altri paesi europei leggi simili ai nostri Dico sono ormai in vigore da anni (in Francia dal 1999), e la cosa più curiosa è che sono state proposte da governi di centro-destra (governo Aznar in Spagna, governo Schroeder in Germania).

Il popolo italiano deve scrollarsi di dosso queste idee che stanno inghiottendo la sua società nelle sabbie mobili dell’ignoranza e della dipendenza di pensiero. Bisogna riuscire a generare delle opinioni distaccate ed effettuare delle scelte che tengono conto di tutti e delle diverse esigenze, affinché “tutto vada per il meglio nel migliore dei mondi possibile”. (Voltaire)



Claudio Adduci

Pubblicato su il Ventilatore da ilVentilatore alle: 13:23 | link | commenti (7) |
politica, attualitĂ , societĂ 

giovedì, 26 aprile 2007
SUL DEPAUPERAMENTO

Il 16 marzo 1977 furono prelevate dalla chiesa di Santa Maria Maggiore nella Rabatana di Tursi sei opere d’arte per essere restaurate: 1. tempera su tavola (trittico) raffigurante Madonna con Bambino e Storie di S. Giovanni e della Maddalena, del sec XIV; 2. Crocifisso ligneo, del sec XIV; 3. Intaglio ligneo raffigurante S. Anna; 4. Dipinto olio su tavola raffigurante l’Assunta, del sec. XVI; 5. Dipinto ad olio su tela raffigurante l’Immacolata con Santi, del sec. XVII; 6. Dipinto ad olio su tela raffigurante la Maddalena, del sec. XVI. Tali opere vennero “ritirate ai sensi e per gli effetti dell’articolo 6 della legge 1 marzo 1975, n. 44”. Questo è quanto risulta da un documento firmato dal parroco don Salvatore Tarsia e dal Segretario Angelo Tosto.


L’intaglio ligneo raffigurante S. Anna (in realtà un busto reliquiario) e i due dipinti raffiguranti l’uno l’Assunta (sec. XVI), che era collocato nella cripta sopra l’altare posto di fronte al presepe (la nicchia  sovrastante l’altare che lo conteneva è oggi vuota), l’altro l’Immacolata con Santi (sec. XVIII e non XVII), che era collocata nella chiesa superiore, non sono ancora stati restituiti alla chiesa e a quanto pare, dovrebbero giacere presso il laboratorio di restauro di Matera, nonostante le tante sollecitazioni che il parroco Tarsia fece per riaverle in chiesa all’epoca.

Quali sono le ragioni del mancato ritorno di queste tre opere già da tempo restaurate, nel luogo di origine? E perché dopo la morte del sacerdote Tarsia (avvenuta nel 1984) queste opere sono state messe nel dimenticatoio e nessuno ne ha più parlato?

Le ultime notizie di queste tre opere si rinvengono in un documento, depositato presso l’Ufficio Protocollo della Soprintendenza Storico Artistica di Matera, risalente al 20 maggio 1978 nel quale il soprintendente Michele D’Elia dopo l’ennesimo sollecito di don Salvatore Tarsia, informa il parroco dello stato delle opere: i restauri del trittico, del crocifisso ligneo, e dell’intaglio ligneo rappresentante S. Anna erano in fase di ultimazione e, perciò, tali opere sarebbero state restituite alla chiesa non appena gli interventi sarebbero terminati. Gli altri tre dipinti giacevano a titolo di deposito temporaneo nel laboratorio dell’ufficio di restauro di Matera.Da allora sono passati quasi trent’anni e questa è la situazione attuale: il trittico è ritornato nella sua collocazione originaria (anche se questa, dal punto di vista sia della fruizione sia della conservazione è alquanto discutibile); il crocifisso, dopo essere stato collocato per un breve periodo (2000-2001) nella cattedrale dell’Annunziata, è stato ricollocato nella chiesa, sopra l’altare maggiore; e anche il dipinto della Maddalena è stato restituito e collocato all’ingresso della cripta (nella quale è situato il presepe lapideo del XVI sec). Ma dove sono le altre tre opere? Giacciono ancora presso la Soprintendenza?

Personalmente non sono riuscita a venirne a capo! Tuttavia, al di là del “mistero”, mi sembra doveroso farle conoscere ai tanti giovani che non le hanno mai viste e riportarle alla memoria di tanti tursitani (e soprattutto rabatanesi) che ne hanno smarrito ormai il ricordo.

Mi sembra opportuno sottoporle all’attenzione dei cittadini, credenti e non credenti, nonché delle autorità ecclesiastiche e civili, affinché possiamo riappropriarci di una nostra memoria storica e culturale.




In questo articolo non intendo effettuare una descrizione dettagliata né una critica storico-artistica delle tre opere perché penso che le foto in bianco e nero che qui si pubblicano (le uniche reperibili al momento) siano più eloquenti che mille parole. Sarebbe bello poter visionare codeste opere dal vivo e non solo da brutte e vetuste fotografie, poterne ammirare i colori e studiarne la storia e la peculiare iconografia (specialmente per quanto concerne il dipinto su tavola dell’Assunta).Questo è solo uno dei tanti esempi di dispersione del patrimonio storico-artistico di Tursi (si pensi, ad esempio, anche alle opere che adornavano il convento di S. Francesco: dove sono finite?) e rappresenta un problema che affligge tanti paesini della nostra amata terra lucana.

Con il riportare in luce queste tre opere dimenticate mi auguro che vengano elargite delle risposte alle domande formulate e soprattutto che tanto i due dipinti quanto il busto ligneo di S. Anna tornino nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana per poter essere di nuovo ammirate nel loro luogo d’origine dove per secoli sono state venerate dai fedeli.

Forse la dispersione del patrimonio storico-artistico del nostro paese è considerato, erroneamente, un problema marginale rispetto ai tanti problemi che attanagliano la realtà socio-economica di Tursi e della Basilicata in generale; credo, invece che l’arte, la storia e la cultura tutta debba essere assiduamente promossa e assumere il suo giusto peso in quanto costituisce lo strumento principale per il progresso della realtà sociale e culturale prima che economica del nostro paese,  un paese che non vuole “morire”, ma rinascere in ogni campo e con ogni mezzo possibile. L’arte, la storia e la cultura non sono forse alcuni di questi mezzi??!






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1.Dipinto nella sua collocazione originaria, sull’altare di fronte la cappella del Presepe lapideo.


2.Olio su tavola raffigurante l’Assunzione, ovvero l’incoronazione di Maria. La metà inferiore del dipinto occupata al centro dal sarcofago vuoto e dagli apostoli, in alto vi è la Vergine inginocchiata mentre viene incoronata da Dio Padre e da Gesù. Cm 125X107. Sec XVI, 1540-1560.



3.Olio su tela raffigurante L’Immacolata in piedi e poggiante sulla mezza luna, con lo sguardo rivolto in alto; ai suoi lati vi è il Padre Eterno e il Redentore che la incoronano e sopra di lei vi è la colomba dello spirito Santo. Cm 154X127. E’ firmata da Giovan Battista Rossi e datata 1745,è la più antica opera riferibile a questo maestro che mostra legami con lo stile dell’ultimo Solimena.

4.Statua lignea, Alt.72 cm. Sul petto si apre un reliquiaro. Non è certo che rappresenti S. Anna. E’ databile entro la prima metà del seicento. Probabilmente faceva parte di una serie di busti reliquiari.

Pubblicato su il Ventilatore da ilVentilatore alle: 18:06 | link | commenti (21) |
arte, dossier, tursi

domenica, 22 aprile 2007
Generazione di fenomeni (?)

Da qualche giorno mi sto interrogando su un fenomeno che osservo intorno a me: la facilità con cui chiunque, di qualsiasi età, beva. E non mi riferisco al bicchiere di vino a tavola, né all’aperitivo con prosecco, quanto piuttosto al bisogno quasi morboso di bere sempre più quando si esce la sera, che sia in un pub, in discoteca, a cena con la comitiva, o in giro. Basta avere una birra in mano, o un gin lemon, o un amaro (perché dopo cena “ci sta”) e la serata va avanti. Capita in città, ma anche nel paesino. Ormai penso si tratti di una moda. E non sono qui a fare paranoie o moralismi inutili, solo rifletto su quanto sia facile trascorrere una serata “allegra”, magari cominciando a parlare a vanvera, a ridere. E mi va anche bene che si beva in compagnia, che si rida per un niente dopo 2 birre o si inizi a parlare di tutto e di niente come si parlasse di come salvare il mondo. Solo non mi spiego come chiunque la veda una cosa assolutamente normale. Mi spiego: genitori, insegnanti, non fanno altro che insegnarci che bere fa male, che ci sono conseguenze nefaste ecc… ma se si va in un locale nessuno dice nulla dopo l’ennesima ordinazione alcolica, anzi! Basta andare in qualsiasi discoteca o pub per partecipare alla “serata Rum&Pera, o Birra a Fiumi, o Capiroska Night”…E allora non siamo tutti un po’ ipocriti? Si fanno tante campagne (ipocrite) contro il fumo e qualcuna anche contro l’alcool (mi riferisco a quella dell’Heineken in particolare), ma poi che tu abbia 30, 20 o 13 anni poco importa a chi serve al bancone. Che tu sia in compagnia di gente fidata o con persone sconosciute non importa a nessuno, né a chi vende da bere, né a chi beve. Ci si diverte così ora. Bevendo. Dicevo ad un amico che siamo una generazione di ubriaconi: chi beve tanto e regge l’alcool comunque passa seratine etiliche (con alcool a fiumi) e chi non beve tanto e non regge neanche un cocktail…beve lo stesso. Per omologarsi, per dimenticare, per divertirsi. Intanto beve.

In Italia l’età media della prima "sbronza" si è abbassata a 12 anni. 12 anni! Ciò vuol dire che a 20 si sarà così abituati a bere alcool e a 30 sarà normale sballarsi con altro, dato che ci si sarà assuefatti all’alcool. Nessun giudizio, per carità. Ognuno ha i suoi modi e alzi la mano chi non ha mai alzato il gomito (mi scuso per il gioco di parole), ma per carità non pensiamo che sia tutto normale. Non ci proviamo nemmeno. Perché non è normale uscire e bere solo qualcosa di alcolico, per aperitivo, dopo pranzo o dopo cena. Pensarci prima invece di disperarsi quando succede qualcosa di più o meno brutto (tipo il ritiro della patente dopo aver bevuto 3 cocktail ed essersi messi alla guida) potrebbe essere un’idea. Magari anche cambiare un po’ abitudini, perché non è detto che se una cosa la fanno tutti sia positiva o di tendenza. Magari è solo assuefazione ad una società che ci vorrebbe più consapevoli, ma che ci tratta come degli stupidi.

Pubblicato su il Ventilatore da Immuccia alle: 17:52 | link | commenti (65) |
giovani, salute, societĂ , una mia opinione

venerdì, 20 aprile 2007
Spazio ai Lettori!




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Pubblicato su il Ventilatore da ilVentilatore alle: 20:32 | link | commenti (16) |

Cho Seung Hui, la voce del sogno americano

Due sparatorie distinte e separate, una lucidità terrificante, trentadue morti, l’annuncio video, le foto scattate con una cura maniacale e il suicidio, programmato, annunciato, autocelebrativo. Questo è tutto quello che ha combinato Cho Seung Hui, 23 anni,  in una sola mattinata in un campus della Virginia e a nulla servono ora le preghiere dei sopravvissuti, ennesimo gesto all’ “americana” che non fa altro che confermare la totale insensibilità e superficialità delle quali si nutre la società statunitense, ricca, colta, potente, studiosa, ma vuota, subdola e arrivista.

Cho Seung era sicuramente un ragazzo da un passato difficile e affetto da uno squilibrio mentale molto grave e va preso atto di ciò altrimenti si rischierebbe di giustificare le azioni barbare di una persona malata, ma allo stesso tempo è necessario denunciare la solitudine nella quale ha vissuto questa personalità contorta; è necessario denunciare l’incuranza che i colti e democratici americani hanno nei confronti di chi non ce la fa; è necessario sottolineare come i princìpi liberali di questa potenza mondiale portino alla detenzione legalizzata di armi ( il 75% delle famiglie americane possiede un’arma in casa con la motivazione unanime che recita “serve per sentirci più sicuri”. fonte BBC), incentivata addirittura dagli enti bancari in alcuni casi.

Ma di fronte all’assurdo che fa la società americana? Analizza il passato del coreano, cercando eventuali traumi o precedenti penali nel vano tentativo di trovare quantomeno una più onorevole giustificazione dell’accaduto; i media si scatenano nella pubblicazione dei video degli annunci e della sparatoria (ormai sembra che si impari nel corso di studi questa prassi giornalistica, vedi i casi Hussein, Guantanamo ecc…) ; i ragazzi che hanno vissuto e ignorato Cho Seung per anni ora pregano e piangono.

Una società che si dichiara sensibile ai princìpi democratici e pacifisti dovrebbe abolire qualsiasi tipo di uso civile delle armi, dovrebbe invitare alla lettura e al dialogo all’interno delle strutture accademiche, dovrebbe promuovere una sana competizione tra i cervelli per favorire una crescita culturale comune. Mi rendo conto però che questo non potrà mai avvenire oltreoceano se chi guida le istituzioni si occupa di dominare fisicamente il mondo, se chi guida lo sviluppo economico interno sono le multinazionali più potenti della storia, e soprattutto se tutto questo continua ad essere propagandato come un modello perfetto di organizzazione sociale e viene sempre più imitato da stati parassiti che si illudono di vivere anche loro il sogno americano.
Dolci sogni allora.

Pubblicato su il Ventilatore da prostratoate alle: 11:40 | link | commenti (2) |
mondo, attualitĂ , societĂ , scuola e universitĂ 

lunedì, 16 aprile 2007
Giustiziateli sul campo

giusulcam
Un avviso a tutti coloro che amano la letteratura e sono interessati al fenomeno storico del banditismo: il 20 aprile alle ore 18:30 presso l'auditoriumo dell'ITCG "M. Capitolo" sarà presentato il libro "Giustiziateli sul campo", di Raffaele Nigro. L'evento è stato organizzato dal Laboratorio Artistico "TRIBALARTE".
Interverrano Luigi Cladararo che introdurrà Renato Cantore, giornalista caporedattore della RAI Basilicata, che presenterà il libro. E' previsto anche l'intervento dell'autore. Accorrete numerosi!!!

Pubblicato su il Ventilatore da sacerdote alle: 13:46 | link | commenti (2) |