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Gli assidui frequentatori del web non possono non conoscere Wikipedia, l'enciclopedia libera per cui tutti possono dare un contributo.
Diversi sono i pregi che caratterizzano questa enciclopedia:
- il sapere gratuito;
- tutti potenzialmente possono mettere in comune e proprie conoscenze (ed è una cosa bellissima);
- le voci non possono mai definirsi complete, ma sono in continuo aggiornamento.
Ovviamente il tutto può essere rovinato da vandali del web, ma ci sono dei volontari che sorvegliano affinchè ciò non accada.
Ebbene, se voi cercate la voce "Tursi" su Wikipedia, non troverete altro che una frase scarnissima e un grafico dell'evoluzione demografica del nostro paese da 150 anni a questa parte.
La mia proposta a questo punto è: perchè non ci organizziamo (magari da settembre) e facciamo uscire una voce abbastanza completa e precisa su Tursi?
Fatemi sapere che ne pensate...
PS. Uagnu' non s' po' send' ca Muntalben c 'et e Turs' no (traduzione per i non addetti: E' inaudito che Montalbano abbia il suo articolo, mentre Tursi no)!!!
Arrivo, è pomeriggio. La solita strada, la solita routine di saluti, sorrisi, cortesie, battutine con i più confidenti e inizio. Si suda, come al solito è dura, parecchio. Intorno a me un gruppetto di ragazzi che si confrontano sulle varie tecniche, un po’ più lontano chi si sfoga con l’amico su un suo problema, poi un bodybuilder che cronometra i tempi di sforzo e di riposo, un fotomodello che assume il classico aspirina&water prima della fatica per meglio “asciugare” il proprio fisico. È una palestra. In questo tripudio di estetica e narcisismo sembra che anche oggi scorra tutto come al solito fin quando non arriva un ometto. Sessanta, forse sessantacinque anni, accanto a lui c’è il figlio che lo sostiene e che lo indirizza verso le macchine che desidera, ma non è il solito anziano ometto prestante: è mutilato da entrambi i gomiti, sfigurato in volto, cieco almeno per il 70%. “Un incidente stradale” dico subito tra me e me. Chi lo vede prova dapprima una indescrivibile pena: un uomo ridotto così che in una palestra può fare davvero poco ti fa pena, credetemi. Subito dopo pensa che, infondo, il figlio gli sta regalando un po’ di “normalità”, ma alla fine, dopo averlo visto sorridere tranquillo e noncurante di nulla ho trovato in lui la strada che cerco da anni.
In quanto a grinta e voglia di dimostrare batteva tutti: non un attimo di sconforto per un esercizio che inevitabilmente gli sarebbe stato impossibile, non un minimo senso di inferiorità in un mondo dove regnano i pettorali ampi, gli addominali di acciaio, dove regnano gli Apollo.
Potreste chiamarla filosofia di vita oppure voglia di vivere, io lo chiamo “wellness”, un inglesismo che sintetizza la ricerca estrema e ossessiva del miglior rapporto possibile corpo/mente, una dottrina che attraverso lo sforzo, il sudore, ti fa conoscere i tuoi limiti, te li fa accettare, te li fa superare. In questo cammino perennemente altalenante tra psiche e corpo, l’unico obiettivo è il conoscere te stesso, perché questa è l’unica strada che puoi usare per vivere il mondo. Se conosci te stesso, sai come ti rapporterai nei confronti dei problemi, nei confronti della vita.
Quell’ometto sintetizzava al meglio tutto questo. Tutt’ad un tratto l’ho visto come un maestro, non come uno storpio e mi sono reso conto che da uno come lui si deve solo imparare tutto, ma davvero tutto il modo di vivere con sé stessi. Il cammino per il wellness è lungo, infinito, ma la sua essenza la capisci quando percorri quella strada, non quando arrivi e finisce tutto e quando vedi che qualcosa in te sta funzionando come avevi desiderato, tutto ti appare come una lunga catena che comincia proprio da quest’anello che hai appena conquistato con fatica immane. Quando vedi che chi ti sta intorno sembra imbambolato dall’arrivismo, dalla voglia di prevalere e dal desiderio di superarti hai solo due strade davanti: o corri con e contro di loro per paura di non farti calpestare dalla bolgia cieca e cattiva, oppure ti fermi, li fai passare e chiudi gli occhi. Guardi dentro di te, vedi fin dove puoi arrivare e ti lanci a capofitto con le tue uniche forze. Non ci vuole tanto per capire che quella corsa l’hai vinta prima di partire.

Molti di voi avranno già visto Apocalypse now , ed avranno avanzato la loro interpretazione.
Un film di Francis Ford Coppola ambientato in Vietnam. Il tema dominante è l’orrore svolto mediante l’ espediente stilistico del viaggio nel tentativo di volgere l’analisi su due piani, uno privato, l’altro pubblico. In verità Coppola dimostra che per alcuni tali dimensioni della coscienza, per quanto espressione di una medesima identità, procedano in una dimensione parallela o divergente. La guerra in Vietnam sembra offrire la scena ed il luogo adatto al compimento delle profezie contenute nell’apocalisse attribuite a san Giovanni. Nel testo, che costituisce l’ultimo capitolo del nuovo testamento , si annuncia la fine del mondo preceduta da eventi catastrofici che preludono al dominio di satana. In sostanza il Vietnam è il luogo dove si affrontano le forze del Bene e del Male, non tanto perché è il terreno di scontro di posizioni ideologiche contrapposte e degli interessi economici delle superpotenze USA-URSS(Coppola è ben lontano dal condividere il carattere di guerra santa che la politica demagogica statunitense le attribuisce) quanto perché essa si eleva ad emblema del declino della civiltà umana che si conclude nel caos e nel ritorno ad uno stato primordiale.
Il viaggio ha inizio in una giornata di sole e man mano che la barca procede verso la meta, il fiume si restringe sino ad assumere l’aspetto di una palude: aumentano le scene notturne e la luce del giorno regredisce, filtrata e attenuata dalla vegetazione. La direzione, non a caso, è opposta al viaggio dantesco che muove dal buio della confusione e del peccato alla luce della verità assoluta. Il viaggio è invece simile a quello compiuto dal personaggio di Conrad, Marlow, nel romanzo “Heart of darkness”: la simbologia luce-oscurità allude all’addentrarsi nel mistero fino a leggere nelle piaghe più profonde dell’animo umano. La sfera pubblica è costituita dall’esercizio del potere che si attua con il plagio e con l’inganno della demagogia politica e dei mezzi di propaganda. Kurtz respinge l’accusa di assassinio che l’alto comando dell’esercito ha dichiarato nei sui confronti tanto da affidare ad un emissario il compito di eseguire una sentenza estrema. Egli ha semplicemente eseguito il compito, viaggiato fino alla meta, raggiunto la verità ed ora esangue attende la fine poiché il male che discende dalle istituzioni-giuda intacca l’individuo nel profondo come cancro, male di cui è affetto. Kurtz, uomo non comune, ha oltrepassato il limite che è costituito dalla coscienza del bene e del male: un confine oltre al quale regna la follia. “…..l’orrore e il giudizio morale sono amici tra loro e nemici da temere” egli sostiene.
Si riferisce in parte al moralismo ipocrita del potere che lo ha giudicato e condannato, solo in parte, però, poiché egli incarna in toto il modello niciano di leader . Per Nietsche, che rigetta ogni forma di giudizio morale che abbia un fondamento di natura universale, l’eroe(o genio) possiede qualità come la passione, il coraggio e la volontà, doti di elevazione tutta terrena e limitate alla dimensione individuale. Per Kurtz come per Nietsche il male coincide con il nichilismo degli uomini vuoti cui essi contrappongono l’adesione vitalistica da attuarsi nel presente. Il colonnello Kurtz, impavido,volitivo, persegue con coerente lucidità e libero da pregiudizi il fine cui è preposto, come un eroe greco. Tuttavia di quest’ ultimo non possiede la generosità del gesto altruistico che contraddistingue la funzione eroica: vale a dire la difesa della vita e del popolo. E’ questo il suo errore: il gesto titanico è fine a sé, ha utilizzato solo se stesso come termine di paragone, le proiezioni dell’io come unico parametro del vivere(desiderio di autonomia); pertanto il suo viaggio era votato a priori alla morte, al morte, al nulla, alla solitudine ed all’oblio propri di chi sceglie di vivere per se stesso.
Apocalypse Now, un tassello importante nella storia del cinema,dove i films con scenari di conflitti erano principalmente il racconto di eroi sempre radicati a principi, di uomini disposti a dare la vita per senso morale. In "Apocalypse Now" gli uomini sono solo uomini, spaventati di fronte ad un teatro così realistico dove le difficoltà e le paure vengono fuori di fronte all’orrore della guerra. Il messaggio che Coppola vuole trasmettere è l’individuazione di un limite oltre al quale tutto è follia, che da essa non c'è speranza di salvezza o di fuga. il dramma della nostra duplice natura dove kurtz e willard sono uno lo specchio dell’altro.Coppola è riuscito nel suo modo a raccontare tutto questo con immagini , musiche,scene, sguardi che rendono il film un capolavoro che vale la pena di vedere.
Lavoro svolto in un corso di cinema durante i miei anni al liceo
Ogni settembre la popolazione tursitana si impoverisce a vista d’occhio: i giovani, che rappresentano la risorsa sulla quale bisognerebbe investire per garantire un futuro roseo al paese, conseguito il diploma di maturità sono costretti ad emigrare nelle più disparate città del Centro-Nord Italia per completare gli studi o comunque per lavorare.
Fenomeno questo che anno dopo anno sta assumendo delle proporzioni gigantesche e che caratterizza purtroppo tutti i paesini della nostra antica e bella terra di Lucania.
Si parla da tempo di “fuga dei cervelli” e di una vera e propria fuga si tratta: ai ragazzi “inizia a stare stretto” il proprio paese “che non offre nulla” sin da quando sono adolescenti, crescono con l’idea che il loro futuro lo potranno costruire solo lontano da Tursi ed è quindi naturale che compiuta la maggiore età, se non prima, scappano dal loro paese natio con la speranza e l’intenzione di stabilirsi per sempre in città dove possano trovare condizioni di vita più stimolanti e che offrano oltre a buone opportunità di lavoro anche momenti di socializzazione, di svago e, perché no, di cultura.
Quale sarà l’epilogo di questa drammatica fuga tra qualche decennio? E quali i danni tangibili già da ora a Tursi?
E’ spiacevole dirlo (soprattutto se a dirlo è una tursitana incallita), ma Tursi di anno in anno diventa un paese sempre più spento, un paese quasi deserto destinato ad estinguersi a causa del graduale prosciugamento della sua più importante sorgente di vita. La situazione critica che attualmente lo connota, con i giovani che fuggono appena ne hanno la possibilità, il lavoro che scarseggia, un habitat socio-culturale anacronistico ed altri innumerevoli problemi, non fa presagire alcun futuro né intravedere alcuna rinascita.
Per porre rimedio a questo triste quadro non bastano le piccole iniziative comunali che cercano di conferire al paese un nuovo aspetto se poi non si dà ai giovani la possibilità di esprimersi liberamente e concretamente con le loro idee e le loro iniziative.
Sono tanti i ragazzi che allontanatisi da Tursi ne riscoprono le bellezze e che sentono radicate saldamente le loro origini. Essi in modi diversi cercano espedienti, promuovono iniziative dirette a far conoscere anche fuori le tradizioni e il patrimonio storico-artistico di Tursi e in più occasioni cercano di dare una “svecchiata” al paese: utopicamente forse nel loro inconscio sperano di ricreare nuovamente un ambiente piacevole dove ritornare a vivere serenamente.
Il problema è che proprio a questi giovani non si sa dare fiducia o non la si vuole dare (per invidia, menefreghismo, egocentrismo, banali e stupide rivalità o, infine, per manie di protagonismo di alcuni soggetti o enti associativi). Nella maggior parte dei casi e per svariate cause vengono soltanto scoraggiati e desistono prima o poi dalle loro piccole “imprese”.
Un’esperienza questa che ho vissuto personalmente circa quattro mesi fa quando essendo prossima alla laurea in Scienze dei Beni Culturali ho deciso di elaborare la tesi triennale sulla storia e i restauri della Chiesa di Santa Maria Maggiore nella Rabatana.
Già da prima che iniziassi il lavoro di ricerca sono stata più volte e da più parti sconsigliata e scoraggiata perché si sosteneva che non esisteva materiale sufficiente per la realizzazione di questo genere di tesi.
Ma io caparbiamente, spinta dall’amore per la mia terra e per questa stupenda Chiesa, e con il costante sostegno della mia professoressa e di altre poche persone che hanno creduto in me, ho svolto imperterrita le mie ricerche e i miei studi e sono riuscita a scrivere una corposa e ottima tesi.
Durante le ricerche è emerso che il vero problema non era la mancanza dei documenti, bensì la disaffezione, il disinteresse e talvolta l’indifferenza mostrata dalle persone e dagli enti competenti nei riguardi della tutela e della conservazione del patrimonio storico-artistico di Tursi.
Tralasciando la precaria e deludente situazione in cui versa la Soprintendenza di Matera (la quale non è dotata neppure di un proprio archivio) e l’atteggiamento infingardo di alcuni suoi impiegati, ho dovuto fare i conti con la sconcertante impossibilità di accedere all’interno dell’archivio Diocesano. E’ davvero scandaloso ed ingiustificabile non poter essere ammessa ad effettuare ricerche in tale archivio, così come è vergognoso non aver potuto parlare neanche con il cancelliere (responsabile dell’archivio Diocesano e del patrimonio artistico di tutta la Diocesi), il quale più volte si è fatto negare anche per un semplice colloquio.
Ancor più deplorevole è stato constatare lo stato di degrado e abbandono in cui versano i pochissimi documenti ancora “custoditi” o meglio incustoditi nell’archivio parrocchiale di Santa Maria Maggiore, al quale ho potuto accedere grazie al gentile permesso di don Battista.
Cartacce si pensa, a chi possono interessare? Ma ci dovremmo chiedere, invece, perché nessuno se ne interessa? Perché chi ha la competenza non provvede a farlo ordinare e inventariare prima che i pochissimi documenti sopravvissuti si rovinino irreparabilmente o vengano trafugati? Perché l’archivio della Curia è inaccessibile a chiunque da tanti anni? Perché non ci si rende conto che questa indecorosa situazione pregiudica ulteriormente le condizioni socio-culturali della comunità tursitana? Manca forse personale qualificato per ordinare ed inventariare gli archivi oppure manca, come è probabile, la volontà di farlo?
La situazione è effettivamente drastica perchè se un paese come Tursi che ha una tradizione antica e una storia ricca ancora oggi testimoniata vivamente dal suo quartiere più caratteristico, la Rabatana, non viene preso in considerazione se non marginalmente ai fini della tutela e della conservazione del suo patrimonio storico-artistico, come potrà mai essere rivalutato e assumere un ruolo centrale nel panorama turistico della regione se gli archivi sono in queste condizioni disastrose e se si impedisce l’accesso in tali luoghi agli studiosi, gli unici che insieme agli amministratori locali possono dare un contributo decisivo allo sviluppo del paese?
Di fronte a questo tragico scenario non si può non asserire che l’ignoranza regna ancora sovrana! E’ una affermazione dura, lo so, ma come osiamo lamentarci che a Tursi “non si fa niente di buono” e che non ci sono stimoli di alcun genere se quei pochi stimoli e quelle poche iniziative che nascono vengono stroncate in partenza? Come può migliorare il paese se non può circolare liberamente la storia, l’arte ed in generale la cultura e se bisogna ricorrere a sotterfugi, favori e cortesie private per poter condurre ricerche o effettuare studi sulle vicende storico-artistiche di Tursi?
Questi sono tutti interrogativi rispetto ai quali non solo la sottoscritta ma tutti i tursitani vantano il diritto ad avere delle risposte concrete e pragmatiche dagli amministratori locali e da tutte le persone che ricoprono uffici o cariche strumentali allo sviluppo socio-economico-culturale del paese.
Come ho già anticipato la tesi, nonostante gli ostacoli che si sono frapposti alla sua realizzazione, l’ho completata e costituisce un buon compendio sulla storia e sui restauri della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Sono molto contenta del lavoro che ho svolto perché mi ha consentito di raggiungere gli obiettivi prefissati e cioè sia di ottenere il voto che desideravo sia di contribuire, seppur in minima parte, a divulgare le preziose opere che ornano la Chiesa della Rabatana. Essa rappresenta, inoltre, una provocazione costruttiva rivolta a tutti i lettori nella speranza che questi si incuriosiscano e approfondiscano le radici della nostra amata terra.
Concludo sottolineando che quest’articolo vuole essere un monito per le istituzioni civili e religiose a prendere a cuore il futuro di Tursi e ad impegnarsi ed attivarsi seriamente in questo senso, tenendo presente che il futuro del nostro caro paesino non può fare a meno di una accurata e meticolosa rivalutazione del suo patrimonio storico-artistico volta ad accrescere la sua vocazione turistica e a far decollare il suo livello culturale
Giovanna Bascetta
Quando, dieci anni fa, cominciai a pormi domande sulla figura STORICA di Gesù, pensai che sarebbe stato difficile e complicato proseguire le ricerche. Specialmente senza offendere nessuno. Perchè era - ed è - mia intenzione lasciare separati il discorso "fede" da quello "ricerca". Il punto è che la cultura occidentale, nella quale sono cresciuto, è permeata e imbevuta di quella cattolica, questo è un dato di fatto. Bisognava perciò forzare i miei orizzonti e cercare "altrove". Dove? In rete, d'accordo, ma non solo. Libri. Libri scomodi. Testi di autori ebrei, per esempio, che si occupano delle origini del cristianesimo dal "loro" punto di vista. Il Corano, ancora, che bisognerebbe leggere, anche per opporsi dialetticamente a chi, invece, spara e mette bombe "in nome di Allah". Durante il corso delle mie ricerche personali m'imbattei in un sito web che, attraverso una allora frequentatissima "mailing-list", mi diede l'opportunità di confrontarmi con persone di altre religioni, come me alla ricerca di ciò che unisce piuttosto di ciò che divide. Non ci crederete, ma è storia, dopo due anni di dibattiti accesissimi, il sito venne "diffidato". Arrivò infatti al curatore una nota severissima - autentica per quanto potessimo saperne - dalla "Congregazione per la salvaguardia della dottrina della Fede", che, seppi più tardi, era la diretta "discendenza" della Santa Inquisizione. A quei tempi, a capo della Congregazione, c'era un CERTO cardinale Ratzinger...
A voi considerazioni e riflessioni.
Per quanto riguarda la ricerca in sè, invece, mi convinsi - molto tempo prima di sapere chi fosse Dan Brown - che immaginare Yoshua ben Yossef (nome di Gesù nella sua lingua) con dei fratelli, una moglie e anche, perchè no, dei figli, nulla avrebbe tolto al suo straordinario messaggio, alla sua rivoluzionaria proposta. Tale la considero ancora: un modello, una proposta di essere uomo. Non un'imposizione, ma, badate bene, solo e sempre PROPOSTA. "Se volete, siate come me". Chiedete a qualsiasi uomo di Chiesa di farvi leggere almeno una frase, una sola, scritta da Gesù. Provateci.
Attenti però perchè, come minimo, vi guarderanno storto.
Molti, se non tutti, i dogmi che conosciamo sono stati stabiliti da UOMINI VISSUTI COME MINIMO DECENNI DOPO LA MORTE DI GESU', se non addirittura secoli. Nonostante questo, ammiro i sacerdoti che operano in silenzio, nelle frontiere delle città, lontano dai riflettori. Così come tante altre persone, laiche, magari anche atee, che però FANNO IL BENE. Non ho verità in tasca, sono un uomo che continuerà a porsi domande finchè vivrà. Non sono ateo, non lo sono mai stato, ma a questo punto del mio cammino credo anche – ho detto “anche”, non “di più” – nell’Uomo e nel buono innato che c’è in lui. Che potrebbe essere, perché no, proprio quella scintilla divina che tanto affannosamente cerchiamo ovunque, tranne – forse – proprio dentro di noi.
“Colui che cerca non cessi di cercare, e quando avrà trovato regnerà su tutta la terra”
“Spezza un ramo, Io sarò là. Solleva un sasso, Io sarò là.”
Qumran
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...Immagina di trovarti di fronte ad un muro infinito, tutto per te, fatto apposta per essere “imbrattato”; hai in mano un pennarello e dei pensieri in testa, e la voglia di dire qualcosa (qualunque cosa) al mondo, che fai? Scrivi? Beh, immagino di sì! Chi di noi non ha nulla da dire!?
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