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Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto ...
parte terza
[segue da http://ilventilatore.splinder.com/post/6683921]
L’informazione, nella sua maggior parte, è posseduta più o meno direttamente da una sola persona. A questo fatto spesso si commenta, in maniera vagamente qualunquistica: “l’informazione è sempre stata controllata da chi è al potere”. Indubbiamente l’Italia è sempre stata un po’ vittima dei poteri forti, e c’è sempre stata soggezione al potere in molti campi. Il controllo da parte della fazione politica al potere c’è sempre stato. Ma bisogna innanzitutto vedere che uso si fa di questo controllo. Nel caso Berlusconi inoltre bisogna tenere conto del suo già vasto potere economico e mediatico che si vanno a sommare al potere politico ottenuto. Già la sola somma di questi poteri è qualcosa di preoccupante, a mio avviso. Non c’è mai stato in passato, o almeno nell’ultimo mezzo secolo, qualcuno con tanto potere. Ma per avere un idea dell’uso fatto di questo controllo credo sia sufficiente guardare questo grafico:
Viene da uno studio di un istituto americano senza scopo di lucro (“Freedom House”) che si occupa di controllare la situazione nel mondo della libertà di stampa. Vengono misurati diversi parametri: influenze economiche e politiche, censure, autocensure, violenze e pressioni sui giornalisti. Sommando tali parametri si ottiene un valore che indica quanto è bassa la libertà di stampa. Il grafico sopra riporta la situazione del nostro paese dal ’94 a oggi. Non credo ci siano interpretazioni da fare. Mi sono solo preso la libertà di evidenziare in blu i periodi dei governi Berlusconi. Per gli anni precedenti al ‘94 l’indice si era sempre mantenuto al di sotto del 30, che rappresenta la soglia tra un paese libero ed uno semi-libero.
(Freedom House: http://www.freedomhouse.org/)
Gli ultimi dati, i più preoccupanti, erano già stati presentati da vari personaggi in varie occasioni (Grillo, Luttazzi e per ultimo Celentano). Si è detto di tutto per cercare di non rispondere ai fatti. Anche che i dati fossero stati inventati dai suddetti o che la fonte fosse di tendenze “comuniste”. Invito chi condividesse questa tesi a leggere ciò che scrivono nella sezione “About Us”. Inoltre tra i finanziatori figura il cofondatore del gruppo Carlyle, nota multinazionale. Come dire: si, sono di parte. Dell’altra, però.
Comunque anche questi sono solo fatti.
[la quarta parte si trova qui: http://ilventilatore.splinder.com/post/6748094]
Pietro
Sfatiamo un luogo comune
Quante volte passando per strade periferiche delle città universitarie che ci hanno “adottato” abbiamo visto schiere di ragazze semi-svestite ammiccare alle auto e salirci per lavorare? Cosa ci passa per la testa quando vediamo una “lucciola”, una donna che si vende per vivere? Il luogo comune vuole che una situazione simile sia scelta da loro, dalle donne, sia un lavoro per far soldi facili, divertendosi e dedicandosi ad una vita di piaceri. Quanti si soffermano a pensare che forse quelle diciottenni, o trentenni, o quattordicenni sono buttate su un viale e controllate a vista da uomini (e donne) senza scrupoli che contano i clienti per verificare le “entrate” della “giornata lavorativa”? Il progetto del comune di Perugia “Trattami con cura” mi ha aperto gli occhi su un mondo sommerso quale quello della tratta di donne a scopo di sfruttamento sessuale. Ho partecipato con entusiasmo perché per la prima volta si doveva comunicare alla cittadinanza (madri, padri, studenti, potenziali clienti, clienti abituali) cosa c’è dietro il sensuale sorriso di una bella ragazza dell’est. Dietro c’è la speranza di un lavoro pulito in Italia, dietro c’è un titolo di studio ma più spesso l’ignoranza e l’incoscienza di un’adolescenza per niente spensierata, dietro c’è una famiglia povera, ci sono gli amici dell’amico di un padre che non si fanno problemi a comprare una ragazza e a sbatterla in mezzo ad una strada. E una volta giunta a destinazione la bella di turno non può che arrendersi, vendersi e perdere tutto: i documenti, la dignità, la percezione di sé. Non ci si prostituisce solo in strada: i night club fioriscono ormai ovunque, nelle grandi città, nei centri più piccoli e benpensanti e anche nella nostra piccola realtà. Questo è il segno che lo sfruttamento delle donne, come una piovra, ha allargato i suoi sporchi tentacoli. Le ballerine dei suddetti locali non sono professioniste della danza che deliziano i presenti, ma ragazze che si prostituiscono a tutti gli effetti. Anche “le IENE” ne hanno parlato, mettendo in luce un traffico sotterraneo di sesso, soldi, criminalità. Un giro che tira molto, visto che solo a Perugia c’è un rapporto di 1000 donne prostituite su 160 mila abitanti.
Fuggire non si può perché chi fa arrivare le ragazze dall’est Europa (Albania, Moldavia, Bulgaria, Serbia…) in Italia sa dove vivono le famiglie delle loro “dipendenti” e le minaccia. Chi riesce a sottrarsi a questa tortura spesso non rivede più i propri cari e se decide di far marcia indietro non ha la certezza di sopravvivere perché gli aguzzini sono vendicativi.
Può capitare che da ballerina, da “cubista” ci si ritrovi a diventare lap dancer in un locale per soli uomini, che all’inizio quei soldi facili facciano comodo, che ci si immerga in una realtà che sembra un sogno, per poi risvegliarsi e rendersi conto che l’incubo è reale e che non si è più padrone del proprio corpo e del proprio destino.
Cerchiamo di guardare oltre, di spalancare gli occhi: spesso riusciamo a vedere oltre i fatti più sordidi della politica, del mondo che ci circonda e che vogliamo rendere il più trasparente possibile, ma di fronte a quest’argomento ancora molti, troppi, rimangono ancorati a sciocche convinzioni. Per ogni donna che si vende per puro piacere ce ne sono centinaia che lo fanno perché costrette.
Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto ...
parte seconda
[segue da http://ilventilatore.splinder.com/post/6661966]
Passiamo dunque ai quotidiani.
Cominciamo con il Giornale. Nasce nel ’74, fondato da Indro Montanelli, su cui credo dovuto spendere alcune parole. Giornalista dal ’34, al Corriere della Sera dal ’37, Montanelli fù il primo a scrivere da Berlino nel ’39, quando Hitler dichiarò guerra alla Francia e all’Inghilterra. Continuò a seguire il conflitto a Helsinki e sui fronti russi, balcanici e francesi. Condannato a morte dai nazzisti come capo partigiano nel ’45 riuscì a fuggire dal carcere di S. Vittore e nel dopoguerra fu testimone di momenti storici come l’invasione di Budapest del ’56 e la Primavera di Praga del ’68. Nel 1973 lasciò il Corriere, per divergenze con il direttore e decise di fondare il Giornale, che ha diretto fino al ’94. Quell’anno chi controllava il giornale decise di “scendere in campo”, cercando di imporre a Montanelli una linea editoriale politicamente schierata a suo favore. Montanelli rifiutò, e per questo un uomo che rappresentava un fondamentale segmento di storia, uno dei più grandi maestri del giornalismo italiano fù messo alla porta. Questo ricorda molto vicino quello che sarebbe successo poi in RAI ad un altro monumento nazionale, l’uomo che diede l’annuncio della liberazione dal fascismo: Enzo Biagi. Al posto di Montanelli furono chiamati Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro, evidentemente personaggi più “affidabili” per il Cavaliere. Oggi Il Giornale è diretto ancora da Maurizio Belpietro (che tra l’altro dirige una trasmissione a Mediaset) e nel Consiglio di Amministrazione figurano Paolo e Alessia B. e il solito Confalonieri.
(Indro Montanelli: http://it.wikipedia.org/wiki/Indro_Montanelli,
Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/, il CdA è segnalato su ogni copia a pag. 2)
E Vittorio Feltri? Ancora uomo di fiducia del premier, malgrado qualche sporadica discussione (un po’ come Ferrara), dirige un altro giornale: Libero. Ah, già, Ferrara. Oltre a condurre Otto e mezzo su La7, dirige anche lui un suo quotidiano: Il Foglio.
(Libero: http://www.libero-news.it,
Il Foglio: http://www.ilfoglio.it)
C’è poi la questione del Corriere della Sera. Il 29 maggio 2003 Ferruccio de Bortoli, dopo averlo scritto per vent’anni e diretto per sei, lascia la direzione del più autorevole e venduto quotidiano d’Italia adduccendo “motivi strettamente personali”. Bisogna però far notare a coloro che non conoscessero la vicenda e a quelli dalla memoria corta che da luglio 2002 gli avvocati (Pecorella e Ghedini) e il portavoce (Bonaiuti) del premier avevano continuato ad esercitare pesanti pressioni su De Bortoli a causa della pubblicazione di articoli molto critici nei confronti del premier e di Previti, dove venivano peraltro raccontate le vicende giudiziarie di entrambi. Pressioni che si sono esplicitate in minacce di querele, successivamente querele vere e proprie e tentativi di ricatto. Alla fine De Bortoli ha ceduto e si è dimesso, adducendo tra i motivi la “stanchezza”.
Bisogna notare che in tutta la vicenda chi controllava il giornale non ha fatto alcunchè in difesa dell’uomo che aveva fatto diventare la storica testata milanese leader nelle vendite. Il secondo maggior azionista del gruppo RCS, che possiede il Corsera, è la Fiat. In quel periodo stava (e sta) attraversando una grossa crisi, per uscire dalla quale auspicava a degli aiuti governativi. Inoltre tra i principali azionisti figurano la Pirelli di Tronchetti-Provera e la Gemina di Romiti, spesso e volentieri compagni di affari del premier. Nessuno aveva quindi interessi a schierarsi al fianco di De Bortoli. Al suo posto fù nominato Stefano Folli, nome gradito a tutti, sotto la cui guida, durata appena un anno e mezzo, il Corriere perse colpi dal punto di vista delle vendite. Da dicembre 2004 il direttore è Paolo Mieli (già direttore dal ’92 al ‘97), sicuramente un uomo non inviso alla maggioranza, in quanto in passato era stato proposto dai presidenti di Camera e Senato come Presidente della RAI. Bisogna dire che accettò a condizione che rientrassero in azienda Biagi e Santoro, ma anche che rinunciò dopo cinque giorni per “difficoltà tecnico-politiche”. Sicuramente un uomo non “pericoloso”.
La vicenda del Corriere insegna, qualora ce ne fosse bisogno, che il potere e i legami del premier gli permetto di esercitare forti pressioni anche su ciò che non possiede.
(De Bortoli e il Corriere: http://www.onemoreblog.org/archives/003692.html;
Paolo Mieli: www.repubblica.it/online/politica/telescontroquattordici/decsione/)
Tornando al gruppo RCS, faccio notare che controlla direttamente anche il quotidiano gratuito City (747.000 copie giornaliere) e la Gazzetta dello Sport, varie decine di periodici (Oggi, Novella 2000, Max e Newton, per citarne alcuni) e altre 8 case editrici, tra cui Fabbri, Bompiani e Rizzoli (seconda editrice italiana, dopo la Mondadori). Inoltre è azionista della Poligrafici Editoriale, che pubblica la Nazione, Il Resto del Carlino e Il Giorno.
(RCS: http://www.rcsmediagroup.it/corporate/azionariato.php, http://www.rcsmediagroup.it/corporate/)
Per completare il quadro abbiamo Il Messaggero, Il Mattino e il quotidiano gratuito Leggo (979.000 copie, primo in italia) che appartengono alla Caltagirone Editore. La Vicepresidente del gruppo, Azzurra Caltagirone, è la compagna con tale Pierferdinando Casini: sono una coppia di fatto e hanno tre figlie. E' curioso osservare che la biografia ufficiale di Casini sul sito della Camera dei Deputati non riporta questo fatto, dice soltanto "Tre figlie". Forse perchè il governo si è schierato contro i Pacs. Ma non deve stupire, non abbiamo a che fare con dei mostri di coerenza: il premier lasciando il Quirinale dopo una visita di Benedetto XVI, ha detto di trovarsi 'personalmente in totale accordo' sulla richiesta del Papa di una maggiore difesa della vita umana al suo inizio e nella fase terminale. Ma lui è divorziato e la sua attuale moglie, Veronica Lario, ha subito un intervento per abortire.
(Caltagirone Editore: http://www.caltagironeeditore.it/gruppo,
http://www.caltagironeeditore.it/organisociali;
Casini: http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Ferdinando_Casini,
http://presidente.camera.it/biografia/biografia.asp;
Lario: www.repubblica.it/2003/k/rubriche/cartacanta/6dicemb/6dicemb.html)
Due aspetti sono stati volutamente trascurati per motivi di spazio: le radio e la pubblicità. Per quanto riguarda quest'ultima basti sapere che quasi tutti i mezzi di informazione in suo possesso fanno riferimento ad agenzie pubblicitarie riconducibili al gruppo Fininvest.
Anche questi che ho elencato sono per lo più semplici fatti.
[la terza parte si trova qui: http://ilventilatore.splinder.com/post/6707758]
Pietro
Dopo un bel giretto una bella passeggiata con il fresco fresco dell’inverno tursitano, torno a casa. Apro la porta di casa e mi accoglie una puzza di fritto. E’ arrivato Natale. Le crispelle sono pronte! Ci sono pure quelle cose fatte con la pasta delle crispelle con dentro peperone e alice (a proposito, hanno un nome particolare?). Anche i panzerotti ripieni di pasta di ceci al cioccolato sono pronti! (per chi non le conoscesse sono tutte specialità gastronomiche natalizie tradizionali)
Ovviamente “assaggio” tutto.
...La puzza di fritto, le crispelle, i panzerottini, ti dicono “è Natale!”, “è un giorno speciale!”. E allora, soprattutto chi sta fuori dal posto dove è cresciuto, per studio, lavoro, o altro, rispolvera alcuni ricordi e sentimenti.
Crispelle, panzerotti, come le altre particolaritĂ specifiche di un posto, ti ricordano da dove vieni e chi sei.
BUON NATALE a tutti!!!
Giacomo
Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto...
parte prima
Premessa
Le informazioni contenute nel seguente sono state rinvenute su internet, in tre pomeriggi. Chiunque può farlo. Io credo che chiunque, compatibilmente con i propri impegni, debba farlo, perché sono la conoscenza e la partecipazione che rendono liberi.
La rete è una grande risorsa, accessibile a tutti e proprio per questo non tutte le fonti sono affidabili. Tuttavia la maggior parte delle informazioni sono state tratte dai siti dei diretti interessati, che sono stati segnalati volta per volta.
Non ho la pretesa della completezza o dell’esattezza. Credo fermamente ai dati che ho raccolto, ma invito chiunque (soprattutto coloro che sono ideologicamente schierati a destra) a correggere, integrare e commentare: se ho detto qualche cazzata ci tengo a saperlo, soprattutto perché ne sono convinto.
Molto si è detto sulla situazione dell’informazione in Italia. In questi ultimi anni ci sono stati molti dibattiti sui luoghi e sui modi dell’informazione. Uno dei pareri più ripetuti da parte di una certa sinistra è l’esistenza, nel nostro paese, di una “dittatura mediatica”. Dittatura che eserciterebbe il suo potere nello stretto controllo dei contenuti culturali diffusi. Dittatura che farebbe capo al nostro Presidente del Consiglio, Cav. Silvio Berlusconi.
Che significa questo? Esploriamo la cosa.
Cominciamo dal punto più ovvio: la televisione.
Non è difficile capire che in quanto Presidente del Consiglio controlla la televisione pubblica, i tre canali RAI. Controllo che in passato abbiamo visto esplicitarsi, ad esempio, nel caso “Raiot”, e molti altri, che hanno suscitato meno scalpore. Poi ci sono le televisioni private. È ormai un luogo comune che Berlusconi controlli i canali di Mediaset. Qualcuno potrebbe ricordare che non potrebbe avere una carica pubblica se ciò fosse vero. Infatti, Silvio Berlusconi non è né Presidente né fa parte del Consiglio d’Amministrazione del gruppo Mediaset. Il Presidente è Fedele Confalonieri. Per chi non pensasse che tra i due ci siano rapporti, faccio notare che nel sito di Forza Italia c’è una sezione dedicata a lui.
Se ciò non bastasse, il vice presidente è Piersilvio e tra i consiglieri c’è Marina. Entrambi Berlusconi, ovviamente.
(Mediaset: www.gruppomediaset.it; Forza Italia: www.forzaitalia.it/silvioberlusconi/04_amici.htm)
All’elenco manca l’altra rete nazionale, La7, non di proprietà del premier, la cui rubrica politica (Otto e mezzo) è però gestita da Giuliano Ferrara (un uomo che si è vantato di esser stato sul libro-paga della CIA, di cui altro si dirà poi), Ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo Berlusconi del ’94 e candidato con Forza Italia di nuovo nel ’97.
(Giuliano Ferrara: it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Ferrara)
Finora ho semplicemente elencato dei fatti: controllo diretto sulla RAI, proprietà indiretta di Mediaset, controllo indiretto sui dibattiti politici di La7.
Ma andiamo avanti. Passiamo dunque alla carta stampata.
Il gruppo Fininvest (Presidente: Marina B. e nel Consiglio d’amministrazione abbiamo Barbara e Piersilvio B.) possiede la Mondadori. A capo di questa abbiamo ancora B. Marina, e nel Consiglio d'Amministrazione figurano B. Piersilvio e Confalonieri.
La Mondadori è il leader assoluto nel mercato dei libri di cui detiene il 28,3%. Inoltre controlla un’altra dozzina di case editrici minori, tra cui l’Einaudi, Piemme, Electa e Edumond Le Monnier, elemento principale dell’editoria scolastica italiana.
Per quanto riguarda i periodici, possiede 50 testate gestendo il 45% del mercato. Per citarne alcuni: Panorama (il più venduto settimanale d'attualità), TV Sorrisi e Canzoni, Grazia, Donna Moderna, Chi, Controcampo, Cosmopolitan (in joint venture con il gruppo americano Hearst), Focus (joint venture con la Bertelsmann) e Men's Health (joint venture con la Rodale Press).
(Fininvest: www.fininvest.it/holding/cda.shtml, www.fininvest.it/gruppo/struttura.shtml;
Mondadori: www.mondadori.com/ame/it/gruppo/g_cariche.html,
www.mondadori.com/ame/it/gruppo/g_attivita.html)
Ed anche questi sono solo fatti.
E scusate se è poco.
Passiamo dunque ai quotidiani...
[la seconda parte si trova qui:http://ilventilatore.splinder.com/post/6683921]
Pietro

(dall'archivio de "il Ventilatore", n°11, 25 maggio 2003)
Decido di ascoltare un po’ di musica. Ho voglia di ascoltare qualcosa di assolutamente dolce ed espressivo, che mi aiuti a lasciarmi andare ... Ho trovato! Qualche notturno di Chopin. Inserisco il Compact Disc nel lettore portatile e mi siedo.
Dopo averlo ascoltato tutto penso che con molta probabilità, ripassando in mente rapidamente tutte le melodie che ho potuto sentire, non esiste musica più dolce e emotivamente intensa al tempo stesso di un notturno1 di Chopin.
Qualcuno di voi potrà avanzare l’ “accusa” che non ho abbastanza esperienza d’ascolto. Forse. Se qualcuno infatti potesse e volesse suggerirmi qualcosa che superi o che eguagli almeno i notturni del“pianista” sarei pronto ad accettare con entusiasmo il consiglio.
Più tardi ho risolto di rendere “pubblici” i miei pensieri e quindi di parlarvi un po’ di colui che li ha causati, uno dei più grandi rivoluzionari della storia musicale: Frédéric Chopin, il romantico, il virtuoso, il genio.
Non vorrei annoiarvi dilungandomi sui dati biografici del compositore, perciò mi limiterò a parlare, per quel che mi compete, della sua musica. Chopin, vissuto tra il 1810 e il 1849, è la personificazione del genio romantico. Egli si è dedicato ad un solo strumento: il pianoforte, il meno “vocale” di tutti gli strumenti, un marchingegno a percussione al cui tocco ogni nota inizia col massimo dell’intensità2 e si dilegua rapidamente e inesorabilmente. Eppure Chopin è stato in grado di far cantare questo strumento. Infatti se si ascolta un qualsiasi notturno, un valzer, una mazurka, o una polacca3, del pianoforte se ne può sentire il canto. La sua musica è basata sull’armonia4, sui colori timbrici5 e sulla melodia. Il suo stile è vocale e sembrerebbe un paradosso che nessuna delle grandi melodie del pianista, alcune secondo me delle più cantabili mai scritte, migliora minimamente se viene affidata alla voce o a qualsiasi altro strumento in grado di sostenere il suono. Chopin era convinto che per rendere l’espressività delle linee vocali anche le melodie pianistiche dovessero “respirare” secondo principi simili a quelli del canto (provate a cantare su una melodia chopiniana, direte: “non è poi così impossibile!”). Egli usava dire ai suoi allievi “se volete suonare dovete cantare”.
Chopin è un virtuoso, ma il virtuosismo non era fine a se stesso, l’obiettivo era il“colore”, i contorni, la cantabilità e la libertà (ovviamente non arbitraria). La caratteristica secondo me più impressionante della sua musica è la vastità della gamma emozionale che è a dir poco vertiginosa e a volte persino inquietante. Immaginate che egli sia riuscito a spiegare con la musica gioia, dolore, angoscia, tormento, amore, inquietudine, amore per la patria (era polacco), insofferenza per la stessa. Tutto ciò solo con il pianoforte.
Concludo con le parole di Debussy, musicista francese che visse tra il 1862 e il 1918: “Chopin” diceva ”è il più grande di tutti noi; poiché attraverso il pianoforte, e solo il pianoforte egli ha scoperto tutto”.
Giacomo Lippolis
(1)-Composizione, specialmente strumentale, destinata originariamente ad essere eseguita di notte all’aperto. A partire dal XIX secolo, composizione specialmente per pianoforte, ispirata alla notte o di carattere intimo, malinconico.
(2)-L’ “intensità” (grado di energia) del suono è quella qualità per cui lo stesso può essere prodotto o percepito ad un grado maggiore di sonorità (forte/piano), senza che la sua intonazione abbia a subire alterazione alcuna.
(3)-o polonese, danza di origine polacca, di carattere maestoso in tempo moderato e ritmo ternario.
(4)-L’ “armonia” è l’architettura sonora in senso verticale, cioè accordi e loro rapporti.
(5)-Il “timbro” d’un suono (detto anche “colore”, “tempera”, o “metallo”) è quella qualità che ci permette di distinguere un suono da un altro della medesima altezza, prodotto da corpo sonoro diverso (l’altezza è quella qualità che ci permette di distinguere un suono da un altro perché più acuto, o alto, o più grave, o basso).
Ho letto su tursi.org questo: "Sulla stampa appare una notizia: caso Tarsu, rigettati i ricorsi contro il comune di Tursi. Questa la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Matera."
Chi mi sa dire qualcosa su questo fatto? Purtroppo stando a Roma è difficile avere notizie sul nostro paesino. Grazie. Ciao! Giacomo